Smart working, dal modello «ibrido» al lavoro all'estero: come sarà nel post emergenza?

 

Lavorare da casa, dai luoghi di villeggiatura, dal parco, dalla postazione di co- working del proprio condominio. Con lo scoppio della pandemia da Covid19, lo smart working ha subito inevitabilmente una vera e propria impennata. Ma con il ritorno in presenza in ufficio, se pure a tempo parziale, le cose stanno già cambiando. Che volto assumerà dunque il lavoro da remoto con la fine dello stato di emergenza? Ecco gli scenari possibili. 

Dallo smart working al “lavoro ibrido”

A fine anno è verosimile pensare che non sarà più possibile fare affidamento sulla procedura semplificata per il ricorso al lavoro agile, e si tornerà a definire accordi individuali. Ma scenari “only office”, come accadeva nella fase pre-pandemica, appaiono sempre più improbabili. Lo smart working ha già rivoluzionato il mondo del lavoro e molte aziende stanno pensando di adottare la soluzione di “lavoro ibrido”: la possibilità cioè di fare parte del lavoro da remoto e parte in ufficio. Che lo smart working sia arrivato per restare, lo dimostrano d’altronde i dati: il lavoro agile proseguirà per due imprese su tre anche nel 2022, un’azienda su due valuta un ripensamento degli spazi di lavoro e nella maggioranza dei casi (83%) la scelta di lavorare a distanza è stata condivisa con il dipendente. È quanto emerge dalla “HR Trends & Salary Survey 2021”, la ricerca condotta da Randstad Professionals con l’Alta Scuola di Psicologia dell’Università Cattolica.

Privato e pubblico: le differenze

Il 31 Marzo termina lo stato di emergenza e con questo la possibilità di fare smart working semplificato nel privato, cioè senza dover sottoscrivere un accordo individuale, come invece previsto dalla legge. Da quel momento la tendenza nelle aziende sembra quella di ufficializzare il lavoro “ibrido”, un mix tra lavoro in presenza e da remoto. Più complessa la gestione dello smart working nella pubblica amministrazione. Dopo una decisione iniziale da parte del ministro Renato Brunetta di far rientrare, dal 15 ottobre ed entro la fine del mese, i lavoratori della PA dallo smart working straordinario, ora si sta lavorando a un accordo che regoli la possibilità di svolgere le proprie mansioni anche lontano dall’ufficio. 

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Lavoro dall’estero: le ultime novità

Durante la prima ondata della pandemia, c’è chi ha approfittato della modalità smart per trasferirsi anche per brevi periodi all’estero. Ma cosa succederà con l’anno nuovo? Secondo la bozza sul contratto delle Funzioni centrali, nella PA sarà possibile fare smart working anche dall'estero se saranno garantite le condizioni minime di tutela della sicurezza del lavoratore, la protezione dei dati (personali e aziendali), e il diritto alla disconnessione con la definizione dei tempi e delle modalità di lavoro. Servirà comunque un accordo tra amministrazione e dipendente ed è probabile che la possibilità di lavorare dall’estero sia concessa solo a fasce particolari di lavoratori, come i frontalieri o chi deve seguire il coniuge trasferito all’estero. 

Che ci si trovi a lavorare da casa, dall’estero o che la formula dell’"holiday working", a metà tra lavoro e vacanza continui a funzionare, rimane fondamentale per un lavoratore agile dotarsi di una connessione di rete veloce, di un Wi-Fi illimitato e di strumenti che permettano di lavorare ovunque. Cloudya, il sistema telefonico in cloud di NFON, è una soluzione ottimale perché permette di fare e ricevere chiamate aziendali su qualsiasi dispositivo, inclusi smartphone, PC e tablet, ovunque ci si trovi e tutto nel rispetto dei più rigorosi standard di sicurezza europei e certificazioni in materia di protezione dei dati.

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