Colloqui telefonici: 6 tips per i recruiter

La prima impressione è quella che conta, soprattutto nei colloqui di lavoro. E sono proprio i colloqui ad essere fondamentali per un primo approccio di selezione del personale. Lo sanno bene i recruiter che devono valutare un candidato a 360°, dal dress code al tono di voce, anche da remoto. Che sia una un’intervista telefonica o una videochat, per noi di NFON non fa differenza, ma è importante che la chiamata avvenga in totale sicurezza e senza interferenze. Il centralino in Cloud, Cloudya, offre tante funzionalità per i colloqui di lavoro come le Audioconferenze moderate che permettono al recruiter di condividere l’intervista a un candidato con altri colleghi dell’azienda, fino a un massimo di 50 partecipanti interni ed esterni, e Neorecording che registra la conversazione in tutta sicurezza e la salva in un server sicuro. 

Ma quali sono i segnali che il recruiter deve cogliere, al first look, quando ha davanti un buon candidato? Molti siti di psicologia citano il libro dello psicologo statunitense Albert Mehrabian, “Nonverbal Communication” pubblicato nel 1972 dalla Transaction Publishers, in cui ha messo in evidenza gli elementi di un messaggio che influenzano maggiormente il suo destinatario: 55% comunicazione non verbale: i movimenti del corpo (postura, espressioni facciali, movimenti braccia); 38% comunicazione paraverbale: il volume, il tono e il ritmo della voce; 7% comunicazione verbale: le parole effettivamente pronunciate.

Ecco qualche suggerimento per i recruiter che vogliono valutare da remoto, al primo o secondo colloquio, un buon candidato.

  1. La scelta del luogo per il collegamento. In una videochat è interessante notare l’ambiente che circonda il candidato: che sia un’abitazione privata o uno studio, gli spazi parlano di noi, dei nostri gusti, delle nostre abitudini. Per esempio, com’è la parete alle spalle del candidato? È bianca o è colorata? Ci sono oggetti, quadri, libri, poster che possano raccontarci lo stile di vita, le preferenze, il livello culturale del candidato? Avere alle spalle una parete neutra, magari bianca o beige, indica semplicità, essenzialità e volontà di stare al centro dell’attenzione senza distrazioni. Avere invece una libreria o una bella stampa alle spalle denota curiosità e creatività, oltre alla volontà di mostrare i vari interessi al di fuori del lavoro.
  2. Il modo di porsi. Il cosiddetto “Standing” è fondamentale perché indica la presenza fisica del candidato, il modo in cui compare al primo impatto davanti al recruiter: la compostezza sulla sedia, il suo abbigliamento, l’approccio positivo al colloquio. Tutti fattori che il recruiter deve notare per avere una buona impressione del candidato.
  3. Tono, volume e ritmo di voce. Il recruiter deve fare attenzione al tono del candidato: allegro, sarcastico, dolce, arrabbiato, triste, proprio perché è dal tono emotivo che si può capire come sta affrontando il colloquio. Valutare che il volume non sia troppo alto o basso, ma medio-alto, che il ritmo lento scandisca bene le parole. In questo modo, il candidato dimostra sicurezza di sé e rispetto per chi deve ascoltare con chiarezza le sue parole.
  4. Un eloquio fluente. È importante che il recruiter noti nel linguaggio del candidato pause lunghe o brevi e che faccia attenzione alla presenza di eventuali voci onomatopeiche, come “mmmm”. Sono dettagli che denoterebbero insicurezza e poca attenzione del candidato stesso.
  5. I gesti e la postura. Fare caso ai movimenti di mani e braccia può essere utile al recruiter perché sottolineano, enfatizzano o rafforzano il discorso. Concentrarsi sui gesti teatrali come roteare le mani o allargare le braccia, dato che potrebbero essere dei tentativi per distogliere l'attenzione dal discorso. Le braccia incrociate indicano diffidenza, il volersi mettere sulla difensiva, ma esprimono anche disagio causato dal confronto con qualcuno che non si conosce. Scioglierle è invece un segnale positivo, indica fiducia. Se il candidato si tocca più volte viso, capelli e collo o se manifesta pruriti forse è molto nervoso, a questo punto bisogna capire se lo è per via dello stress del colloquio. Una postura eretta per tutta la durata del colloquio può manifestare “apertura” e “proattività”.
  6. Contatto visivo. È importante che il candidato mantenga un contatto visivo costante con l’intervistatore perché indica fiducia in se stesso e sincerità. Attenzione allo sguardo fisso senza interruzioni: tale atteggiamento è sintomo di un'indole autoritaria. Inoltre, se il candidato continua a distrarsi e guardarsi intorno è probabile che non sia interessato o che voglia spostare la conversazione su un altro argomento.
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