Smart mobility: così cambia il modo di muoversi in città

Nel corso del 2020, si è posta ancora più attenzione al tema ambientale, soprattutto nelle città. La pandemia è stata, per molti, l’ennesimo segnale che occorreva modificare il nostro modo di vivere il territorio, e anche i provvedimenti che sono stati presi per dare nuova spinta ai consumi hanno cercato di favorire la smart mobility, attraverso incentivi all’acquisto di mezzi di trasporto sostenibili, come auto, bici e monopattini elettrici. 

Una mobilità, che va ripensata, in vista degli importanti impegni climatici presi dall’Unione Europea: ridurre del 40% i livelli di emissione di CO2 entro il 2030 (rispetto ai valori del 1990) e raggiungere entro il 2050 la neutralità carbonica, quando le emissioni prodotte verranno bilanciate dalla capacità di assorbimento del nostro pianeta. Per fare questo, abbiamo 30 anni di tempo e dovremo cambiare radicalmente molti aspetti della nostra vita, tra cui la mobilità. 

In crescita il mercato dei veicoli green.  

Ma molto sta già cambiando. Nonostante il settore dell’automotive sia stato uno dei più colpiti dalla pandemia, per esempio, la vendita di veicoli green (elettrici e ibridi) ha registrato un aumento rispetto al 2019. Secondo quanto riportato dallo Smart Mobility Report 2020, realizzato dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, tra gennaio e settembre le immatricolazioni di questi veicoli hanno superato il 3% del totale (+2% rispetto al 2019), attestandosi a 30.000, cioè il 155% in più. A contribuire a questo sviluppo sono stati diversi fattori, tra cui gli Ecoincentivi e l’incremento dell’offerta dei veicoli elettrici: ad inizio anno erano infatti 62 i veicoli green disponibili in Italia (tra full electric e hybrid), con le case automobilistiche che hanno rivisto i target di vendita a rialzo per i prossimi anni. 

Un altro fattore che ha contribuito alla crescita di questo mercato è stato lo sviluppo della rete infrastrutturale di ricarica. Secondo quanto riporta lo Smart Mobility Report 2020, i punti di ricarica pubblici e privati a uso pubblico ad agosto erano oltre 16.000, il 20% in più rispetto a fine 2019. “Ma tutto questo non basta”, sottolinea Simone Franzò, Direttore dell’Osservatorio Smart Mobility del Politecnico di Milano. Il target fissato dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e per il Clima, infatti, prevede che entro il 2030 in Italia circolino circa 6 milioni di veicoli elettrici. Nonostante i progressi fatti in questa materia, ad oggi le auto elettriche in circolazione sono circa 70 mila e rappresentano solamente lo 0,5% del totale. Per raggiungere il target prefissato per il 2030, spiega Franzò, andrebbero investiti nei prossimi 10 anni circa 200 miliardi di euro, tra autovetture e infrastrutture di ricarica. Che sia necessario fare di più, lo ha sottolineato anche la Corte dei Conti europea, in una relazione sul tema della mobilità urbana sostenibile, pubblicata a giugno 2020. Nella relazione si sottolinea che nonostante la Commissione Europea abbia messo a disposizione degli stati membri 13 miliardi di euro per progetti di green mobility, sono troppo poche e marginali le iniziative prese a livello nazionale. Senza uno sforzo ulteriore dei singoli Stati, non si raggiungeranno modifiche sostanziali (“Mobilità urbana sostenibile nell’UE: senza l’impegno degli Stati membri non potranno essere apportati miglioramenti sostanziali”, 2020)

Come invertire la tendenza attuale in Italia.

Il governo italiano si sta attivando su più fronti: a dover cambiare non è solo la mobilità privata, ma anche i veicoli destinati al trasporto pubblico, come ad esempio i treni (un terzo dei treni adibito al trasporto di persone è, infatti, alimentato a diesel). In questo ambito, un ruolo fondamentale lo giocherà l’idrogeno, come si legge nella Strategia Nazionale per l’Idrogeno, che il governo ha recentemente divulgato. Secondo il documento, nei prossimi 10 anni il governo investirà nei treni alimentati ad idrogeno, con l’obiettivo di riconvertire fino alla metà dei veicoli della flotta nazionale. A partire saranno le Regioni dove vi è un’alta concentrazione di treni diesel, come la Sicilia, la Sardegna e il Piemonte. Si stima che entro il 2030 si arriverà a un 20% di riconversione. 

Lo stesso varrà per il trasporto merci su gomma, al momento responsabile del 5-10% delle emissioni totali di CO2 nel nostro Paese. Un obiettivo ambizioso, ma che deve essere raggiunto se si vuole invertire la tendenza attuale. secondo Legambiente, infatti, mentre le emissioni di CO2 provocate da altri settori dell’economia (energia, industria, agricoltura, rifiuti) sono progressivamente diminuite dal 1990 al 2016 (in linea con gli obiettivi europei per il 2050), il settore dei trasporti è invece in controtendenza, con le emissioni che sono risalite a partire dal 2012. 

La sharing mobility e la sua diffusione 

Piuttosto sviluppato è, invece, il settore della sharing mobility, con servizi diffusi a livello nazionale e locale. Per quanto riguarda il car sharing, diversi sono gli operatori che stanno sviluppando servizi che si integrano o che si alternano a quelli già esistenti, basati su un sistema a flusso libero, cioè quei servizi in cui si può iniziare e terminare il noleggio liberamente all’interno di un’area stabilita (solitamente il comune). 

A questi si aggiungono i servizi station-based, che prevedono cioè parcheggi dedicati: in questa categoria rientrano i servizi di car sharing elettrici, i cui veicoli hanno bisogno di essere collegati alle colonne di ricarica per garantire la continuità del servizio. 

 

 

Secondo il rapporto dell’Osservatorio Nazionale di Sharing Mobility, nel 2019 sono cresciute le flotte rispetto all'anno precedente, del 3% in modalità free-floating e del 7% in station-based, e c’è stato un aumento delle iscrizioni del 28,7%, con Milano e Roma che hanno registrato la crescita maggiore, raggiungendo insieme 10 milioni di noleggi annui. 

Cresce anche il ricorso alla micromobilità, che rappresenta l’insieme dei servizi operativi con veicoli leggeri, poco ingombranti ed elettrici tra cui biciclette, monopattini e scooter. 

Sono circa 86 i servizi di micromobilità attivi nelle città capoluogo di provincia, con almeno 1 capoluogo su 3 dotato di un servizio di questo tipo. Tra questi, il servizio più diffuso è il bike sharing station-based, presente in 26 città, seguito dai monopattini in sharing con 38 servizi in 17 città, dal bike sharing free-floating (13 servizi in 12 città) e dallo scooter sharing che è presente solamente in 4 città. Milano primeggia, con ben 14 servizi di micromobilità in sharing, a seguire Roma con 11 e Torino con 7. 

La sharing mobility piace decisamente agli italiani: secondo un sondaggio dell’International Center for Social Research, infatti, su 4 mila intervistati (2mila donne e 2mila uomini di età compresa tra i 18 e i 65 anni), l’82% ha dichiarato di voler incrementare il ricorso alla smart mobility entro il 2022, soprattutto l’utilizzo dei servizi di car sharing (74% degli intervistati), mentre soltanto una piccola minoranza (il 2%) ha dichiarato di volerlo ridurre.

NFON è impegnata da anni nel realizzare prodotti che abilitano il lavoro da remoto (come Cloudya, il suo centralino telefonico in cloud), promuovendo così uno stile di vita più sostenibile. Con il nuovo Fidelity Partner Program, l’azienda ha preso un ulteriore step per sostenere una mobilità più green, regalando ai suoi partner un abbonamento mensile per l’utilizzo di monopattini elettrici.

L’abbonamento, usufruibile nelle principali province italiane, è solo uno dei regali che NFON ha messo a disposizione dei partner per premiare la crescita del loro canale, ed è in omaggio con la firma del contratto di partnership. 

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