Smart working: tutte le startup e i tour operator che organizzano periodi di lavoro da remoto

Smart e remote working hanno cambiato le modalità di lavoro e consentono in molti casi di spostarsi dall’ufficio o da casa e scegliere di lavorare da veri nomadi digitali, davanti al mare o al fresco tra le montagne, ma anche in rilassanti borghi in collina. Per supportare chi opta per questa scelta, nell’ultimo anno e mezzo tanti operatori di viaggio (e startup) si sono specializzati per offrire soggiorni in remote working da sogno. Ecco le proposte più significative.

Le startup al servizio dello smart working

Smartway è la startup italiana che offre la possibilità di soggiornare in diversi borghi italiani, all’interno di strutture che offrono servizi ed esperienze per professionisti che lavorano da remoto. L’idea nasce da due ragazzi di Montepulciano, che hanno deciso di mettere in comunicazione tra loro due settori che stanno attraversando un periodo di grande cambiamento: il mondo del turismo e quello del lavoro. 

Smace è una startup nata durante la pandemia, che consente agli smart worker di scegliere location immerse nella natura per lavorare da remoto. Smace, che sta per “Smart work in a smart place”, consente di valutare le opzioni disponibili e scegliere la struttura preferita all'interno di un portfolio di proposte tra Toscana, Lombardia, Umbria, Marche ed Emilia Romagna. Tutte le strutture devono essere facilmente raggiungibili e vicine a punti d'interesse, posizionate in un ambiente rilassante e dotate di servizi quali connessione Internet veloce, sale meeting, postazioni di lavoro adeguate e possibilità di usufruire di pranzo/cena e di fare sport. A questi si possono aggiungere servizi gestiti dalla struttura e legati al territorio, oppure percorsi di formazione e team building. Il concetto di Smace è: più resti, meno paghi. Il servizio è venduto alle aziende come benefit per il lavoratore.

Il tour operator che aiuta gli smart worker a staccare

Lavorare da casa è ormai parte del nostro quotidiano. Ma per uscire dalla routine casalinga, stile “metto la sveglia 5 minuti prima del meeting delle 10” o “resto in pigiama tutto il giorno, tanto spengo la telecamera”, a volte è necessario cambiare aria. Per questo è nato WeRoad Smart Working: un co-working, co-living che permette di lavorare “da casa, ma lontano da casa”. WeRoad Smart Working è pensato per chi fa smart working da casa da mesi e ha l’esigenza di cambiare aria, conoscendo nuove persone e scoprendo nuovi luoghi. Il tour operator propone una casa da condividere per una settimana, con i giusti spazi per lavorare, ma anche aree comuni per conoscersi e divertirsi insieme. Attualmente, per esempio, è possibile scegliere tra le Canarie Fuerteventura o Tenerife. Le aziende possono rivolgersi al tour operator e organizzare gruppi di lavoro da mandare all’estero con questa formula.

Molte località italiane si sono poi organizzate e offrono servizi agli smart worker. A Pontremoli (Massa Carrara) una coop di cittadini ha fondato per esempio la piattaforma Startworking, che offre a chi volesse trasferirsi nel borgo, anche a breve, un “maggiordomo digitale” che arriva in aiuto per risolvere eventuali faccende burocratiche. 

Work Hard Anywhere è un’app che segnala i migliori spazi, dai coworking ai caffè con connessione a internet, dove lavorare online, in oltre 1000 città in 70 Paesi diversi. La schermata principale geolocalizza l’utente e mette in evidenza i luoghi con i bar o i coworking con wifi individuati. Gli utenti possono scrivere anche recensioni per aiutare altri smart worker a scegliere il posto migliore dove fermarsi a lavorare.

I nomadi digitali di rientro (al Sud)

Un'altra tendenza in voga è il Southworking: molti lavoratori del Nord ma originari del Sud desiderano tornare (più spesso) dalle loro famiglie, e le aziende assecondano sempre più di frequente questa necessità assumendo persone in tutta Italia, e permettendo loro di lavorare da remoto

L’Osservatorio Southworking - costituito durante la prima ondata della pandemia da una rete di lavoratori sparsi in tutta Italia e originari del meridione - ha collaborato con l’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno per lo sviluppo di un’indagine sui dati di 150 grandi aziende del Nord: 45 mila dei loro dipendenti lavorano in south-working, cioè dal sud, in smartworking, mentre l’85,3% dei due milioni di occupati di origini meridionali residenti al Nord tornerebbe a vivere al Sud se potesse mantenere il proprio lavoro da remoto. 

Proprio per far fronte a queste necessità, Talent Garden, insieme a CDP Venture Capital e Marzotto per la crescita della Digital Transformation al Sud, prevede la realizzazione di tre nuovi campus di innovazione in Campania, Puglia e Sicilia, che vadano a colmare il divario digitale con le regioni del Nord, sulla base del modello di eccellenza proposto da Talent Garden, basato su formazione, network ed ecosistema.

Lavorare da remoto in luoghi di villeggiatura, dunque, è possibile. Un’opzione, che molte aziende stanno scegliendo anche come “benefit” per i propri dipendenti. A una condizione. Che la connessione sia pratica, efficiente, sicura. Anche per questo è nata Cloudya, il centralino telefonico in cloud di NFON che offre la possibilità di gestire la comunicazione aziendale a 360 gradi grazie a un’app facile da installare anche sui dispositivi portatili (come tablet e smartphone) e a un portfolio di soluzioni integrate e premium completo. Come il servizio audioconferenze moderate per le riunioni da remoto con un massimo di 50 partecipanti.

 

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