Comuni connessi, una sfida per l’Italia

Immersi nella natura, magari circondati da reperti storici e artistici importanti, e sempre connessi: complice la pandemia e la diffusione dello smart working sono sempre di più gli italiani che scelgono di lasciare la città e rifugiarsi nei piccoli borghi. Secondo un’analisi condotta da Coldwell Banker Italy (una rete di agenzie immobiliari), nella seconda parte del 2020 le richieste di ville e case immerse nel verde è aumentata del 29% rispetto ai primi mesi dell’anno.

Una vera e propria fuga dalle grandi città, che ha riguardato in particolar modo la provincia di Roma e le città del Nord. Nel Lazio la domanda di appartamenti extra-urbani è aumentata del 37% rispetto ai periodi pre-Covid. Particolarmente gettonata la provincia di Viterbo, i suoi bellissimi paesini medievali: qui la domanda di casali e rustici è salita del 123%.

Un trend che ha riguardato anche le Langhe, le campagne fiorentine (dove la richiesta di case extra urbane è salita dell’89%) e la provincia di Brescia. Anche il sud ne è stato interessato: qui il fenomeno ha riguardato particolarmente la provincia di Brindisi. 

Il fenomeno è strettamente collegato alla diffusione del lavoro agile: nella maggior parte dei casi, infatti, chi sceglie di lasciare la grande città è un libero professionista che, avendo capito di poter gestire la propria attività anche da remoto, è alla ricerca di spazi più ampi e immersi nel verde, con un budget compreso tra i 350 e i 400 mila euro. 

Presupposto necessario per il ripopolamento di borghi a volte purtroppo semi abbandonati, è però la presenza di tecnologia e di connessioni sicure ed efficienti: anche per questo il precedente governo aveva inserito nella strategia di digitalizzazione del Paese il progetto “borghi del futuro” che aveva lo scopo di trasformare dieci borghi in veri e propri laboratori di innovazione tecnologica. 

L’accesso a Internet, del resto, non si è rilevato mai così cruciale come nel 2020: la pandemia, infatti, ha esasperato le criticità già presenti nel nostro Paese e ha ulteriormente aggravato il gap tra aree metropolitane e zone interne/montane per quanto riguarda l’efficienza delle reti. 

Una situazione fotografata anche nell’ultimo rapporto DESI (indice che misura il livello di digitalizzazione dell’economia e della società nei Paesi membri dell’UE) che per connettività assegna all’Italia il diciassettesimo posto. Infatti, dai dati emerge che la diffusione della banda larga fissa raggiunge il 61% della popolazione, al di sotto della media europea, che si attesta sul 78%, mentre la banda ultra-larga raggiunge il 13% della popolazione (contro una media europea del 26%). 

Il vero punto dolente rimane la diffusione della rete ad altissima capacità (che permette una capacità di download notevolmente maggiore di 100M bps), che attualmente copre il 30% del territorio nazionale, a fronte del 44% di quello europeo. Una situazione da imputare, spiega il Rapporto, alla lentezza della burocrazia italiana e in particolar modo alle difficoltà di accedere alle reti esistenti per ottenere le autorizzazioni. 

Una situazione, a cui il nostro Paese ha cercato di porre rimedio con l’approvazione della conferenza dei servizi, uno strumento giuridico volto a semplificare le procedure che coinvolgono la pubblica amministrazione, e con nuove disposizioni legislative introdotte dal Decreto semplificazioni del 2019.

Lo sviluppo della rete è regolamentato dal Piano Banda Ultra Larga, approvato nel 2015, che prevede interventi volti a connettere con una rete ultraveloce 6.232 comuni nelle aree bianche del Paese. Ad oggi risultano completati i lavori su 1.247 comuni. L’Istituto per la competitività (I-Com) ha stimato che a fine 2019 la rete NGN (next generation network, un altro modo per definire le reti a banda ultra-larga) ha raggiunto il 58% di tutti i numeri civici italiani, presentando i valori più alti nelle regioni del Sud.

Se è vero che per molte attività lavorative è sufficiente avere una buona connessione, ci sono moltissime tecnologie che aiutano nelle attività quotidiane, come le app di produttività, di gestione di lavoro all’interno del team e di comunicazione. Queste ultime giocano un ruolo importantissimo nelle aziende che hanno una forza lavoro diffusa, i cui dipendenti lavorano da postazioni diverse.

 

Il centralino telefonico in cloud di NFON per la gestione delle comunicazioni aziendali. 

Mantenere un flusso di comunicazione ottimale e ininterrotto è essenziale per garantire la continuità delle operazioni aziendali. Questo NFON lo sa bene ed è per questo che ha sviluppato un centralino telefonico in cloud innovativo, Cloudya, che permette la gestione delle comunicazioni aziendali a 360 gradi.

Il centralino di NFON, infatti, è dotato di strumenti che permettono ai lavoratori di avere accesso ai propri dati e alle conversazioni, indipendentemente dal luogo scelto per lavorare, a casa come in ufficio. Grazie al servizio multitelefono, infatti, è possibile collegare fino a un massimo di 9 dispositivi allo stesso numero telefonico e alla stessa email. Il tutto in completa sicurezza, grazie all’autenticazione attraverso un PIN personale.

Con lo stesso metodo di accesso, inoltre, è possibile ricevere i messaggi vocali e i FAX direttamente sulla propria e-mail. I servizi di Cloudya sono pensati per adattarsi alle esigenze di tutte le organizzazioni, con soluzioni premium rivolte alla gestione dei contact center, all’ottimizzazione del flusso lavorativo e soluzioni che rispondono alle esigenze delle aziende dell’hospitality.

Inoltre, il centralino di NFON è pensato per adattarsi alle esigenze dei team diffusi, con la possibilità di avere fino a 250.000 numeri a disposizione e la possibilità di effettuare audio conferenze con un massimo di 50 partecipanti. Per un’esperienza di collaborazione più personalizzata, invece, Cloudya offre un servizio di videochiamata con la possibilità di aggiungere utenti anche in chiamata in corso e strumenti di condivisione dello schermo.

Il tutto abbinato a un’estrema facilità di utilizzo: il servizio di NFON è infatti a installazione automatica ed è dotato di un’interfaccia molto intuitiva, con le funzioni drag & drop abilitate su tutti i device. Inoltre, è possibile utilizzare il servizio anche su più dispositivi contemporaneamente, passando facilmente da un dispositivo all’altro. In questo modo, Cloudya unisce l’esigenza della reperibilità alla flessibilità che caratterizza lo smart working. Tutto quello di cui si ha bisogno è, davvero, una connessione a Internet.

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