Digitalizzazione, il rapporto DESI boccia gli italiani: i servizi ci sono, ma mancano le competenze digitali di base

Il Paese avanza (con qualche ritardo), ma i cittadini e le imprese non tengono il passo: è quanto emerge dal rapporto DESI del 2020. Il DESI, l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società, è lo strumento che la Commissione europea utilizza dal 2014 per monitorare il progresso digitale nei singoli Stati membri, attraverso cinque indicatori: connettività, capitale umano, uso dei servizi internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali. 

 

DESI: L’Italia quartultima in UE

L’Italia si colloca al quartultimo posto, davanti a Romania, Grecia e Bulgaria. In linea con la media dell’Unione il punteggio relativo alla connettività: l’Italia è infatti a buon punto nella preparazione al 5G, anche se rimane in ritardo nella diffusione della rete ad altissima capacità (VHCN). Inoltre, il nostro Paese supera l’UE per la completezza dei servizi online, i servizi pubblici digitali per le imprese e i dati aperti. 

I servizi di e-government, infatti, hanno ricevuto un punteggio superiore alla media europea (92/100 contro la media UE di 90) e i servizi digitali offerti alle imprese hanno ricevuto un punteggio di 94/100, su una media di 88 nel resto dell’Unione. Positivo il giudizio dato al progresso del sistema pubblico di identità elettronica (SPID), alla diffusione della carta d’identità elettronica (rilasciata ora dal 99,9% dei comuni italiani) e agli strumenti che agevolano l’interazione tra cittadini e la pubblica amministrazione, come il sistema pagoPA per i pagamenti elettronici e l’app ‘‘IO’’, che permette di ricevere messaggi e richiedere informazioni tramite cellulare e tablet. Tuttavia, rimane ancora insufficiente l’interazione dei cittadini con questi servizi, dovuta alla mancanza di competenze digitali di base per poterli utilizzare.

 

Competenze digitali: l’Italia perde due posizioni

A pesare, infatti, è il punteggio relativo al capitale umano e l’uso dei servizi internet. Il quadro è drammatico: solo il 42% dei cittadini di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro il 58% della media europea. Ancora pochissimi i lavoratori occupati nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), solo il 2,8%, e i laureati in TIC sono appena l’1% del totale. 

Una carenza di competenze che si riflette nell’uso di Internet e dei servizi online: il 17% della popolazione, infatti, non ha mai utilizzato Internet, quasi il doppio della media UE. Le attività online più diffuse sono l'ascolto di musica, lo streaming di video e il videogioco, seguite dalle videochiamate, dalla lettura di notizie e dall'uso dei social network, mentre ancora poco diffuso è l’e-learning (solo il 9% degli utenti frequenta corsi online). 

I dati, tuttavia, sono relativi al 2019 e non prendono in considerazione i mesi di lockdown, dove si è verificato un aumento nell’utilizzo dei servizi online. Per quanto riguarda la didattica a distanza, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione sono stati raggiunti 6,7 milioni di studenti (l’81% del totale). Anche gran parte degli universitari ha scelto di proseguire il percorso formativo online: 8 iscritti su 10 hanno continuato a seguire lezioni e a dare esami tra le mura domestiche. 

Il ritardo nell’utilizzo dei servizi online riguarda anche le imprese. Se la condivisione elettronica d’informazione rimane tra le più alte nell’Unione (35% contro il 34% della media UE) e l’utilizzo dei social media è in crescita, aumenta il divario nell’utilizzo del commercio elettronico: solo il 10% delle PMI italiane vende online, contro il 18% della media europea. 

 

Digitalizzazione in crescita?

Il rapporto riconosce la spinta accelerativa verso la digitalizzazione che ha interessato il 2019, a partire dall’istituzione del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione che ha attuato iniziative indirizzate alle imprese, alle scuole e alla pubblica amministrazione, con l’intento di promuovere l’utilizzo dei servizi digitali e l’acquisizione delle competenze necessarie per utilizzarli. 

Troppo poco e troppo tardi, secondo Confindustria. Cesare Avenia, Presidente di Confindustria Digitale, ha parlato di ‘‘disastro annunciato’’. ‘‘L'Italia vive una contraddizione insostenibile fra l'essere nei primi dieci Paesi industrializzati al mondo e fra gli ultimi nel ricorso all'innovazione’’, ha dichiarato a La Repubblica, sottolineando come questa situazione abbia portato a un blocco delle capacità di crescita e innovazione del Paese.

 


Gli ultimi mesi hanno reso evidenti i vantaggi dell’uso delle tecnologie digitali: dallo smart-working alla didattica online, all’utilizzo dei servizi digitali della pubblica amministrazione. C’è un mondo a portata di click, le cui potenzialità non sono ancora pienamente sfruttate a causa della mancanza di connessioni veloci in parte del territorio, di strumenti per poter accedere a questi servizi (un terzo delle famiglie italiane non ha un pc in casa) e una certa resistenza all’abbandono del lavoro in ufficio. Resistenza che è spesso dovuta al timore di non poter organizzare a distanza il lavoro tra colleghi in maniera efficiente e rapida. Per questo, NFON viene in aiuto alle aziende con Cloudya, il centralino telefonico in cloud di ultima generazione, che fornisce un servizio a tutto tondo nella comunicazione virtuale. Comunicare a distanza non è mai stato così semplice, grazie a un’email e un numero unici per raggiungere ogni dipendente: il servizio multitelefono consente di utilizzare fino a un massimo di 9 dispositivi diversi disponibili sullo stesso numero, mentre il servizio di audioconferenze moderate permette di connettere fino a un massimo di 50 partecipanti interni ed esterni con autenticazione mediante PIN.

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