Twin revolutions: ecco le competenze e i lavori più richiesti per guidare le transizioni digital e green

Processi sempre più automatizzati, nuovi modelli di business e una domanda orientata dalla ricerca di sostenibilità e inclusione: il mondo del lavoro sta cambiando a ritmi che, secondo gli esperti, aumenteranno sempre di più nei prossimi anni. 

Cambiamenti che sono stati ulteriormente accelerati dalla pandemia di Covid-19, che ha evidenziato l’importanza di adottare le giuste tecnologie digitali e la necessità di avere le competenze per poterle utilizzare. 

Ma ciò che le ricerche registrano, è soprattutto la crescita esponenziale dell’attenzione verso temi quali sostenibilità e inclusione: recenti studi hanno dimostrato come questi valori influenzino le scelte dei consumatori. Per questo, i termini “digital revolution” e “green revolution” vengono sempre più spesso affiancati e si è addirittura coniata una nuova espressione per indicarli congiuntamente: twin revolutions.

Investire nelle tecnologie e nelle competenze necessarie per affrontare questa duplice rivoluzione è cruciale, come sottolinea Unioncamere (Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura) in un dossier che ha analizzato gli impatti della pandemia sulle imprese italiane.

Il dossier evidenzia come gli investimenti in digital e green possono avere un effetto trainante sulle organizzazioni: la quota di aziende che prevede di tornare ai livelli pre-Covid entro il 2022 è, infatti, del 70% per le imprese che hanno investito nel digitale, del 67% per quelle che hanno investito in tecnologie green, mentre scende al 61% per le imprese che non hanno investito nelle twin revolutions. 

Digital e green revolutions, quali sono le competenze “a prova di futuro”

Per il periodo 2021-2025, il dossier Unioncanere stima che le competenze digitali saranno indispensabili per il 57% della forza lavoro, mentre quelle necessarie a guidare la transizione verde per il 63%. 

Accanto alle competenze specifiche, aumenterà sempre di più il ruolo delle soft skill, le competenze trasversali. A evidenziarlo è anche l’ultimo sondaggio del Gruppo Manpower, che ha interessato 45.000 datori di lavoro in 43 Paesi. 

Secondo il sondaggio, nel terzo trimestre del 2021 il “talent shortage” - termine che si riferisce all’impossibilità delle imprese di coprire le posizioni aperte per mancanza di figure professionali dotate delle competenze ricercate - raggiungerà il livello record dell’85%. Il più alto degli ultimi 15 anni. 

Tra le competenze più richieste, troviamo proprio le soft skill: responsabilità, affidabilità e disciplina (33%); resilienza, tolleranza allo stress e adattabilità (30%); spirito d’iniziativa (26%); ragionamento e risoluzione dei problemi (25%); leadership e influenza sociale (25%) e pensiero critico e analisi (24%).

Come cambieranno le professioni in un mondo sempre più digitalizzato

Secondo lo studio “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” realizzato da ManpowerGroup, Ernst & Young (EY) e Pearson, oltre il 50% delle professioni in Italia è destinato a cambiare.

Nasceranno, ad esempio, nuove professioni. Un processo che, secondo lo studio, avverrà per scissione di competenze da una professione esistente, oppure attraverso un processo di fusione di due o più professioni, creando figure ibride, che si renderebbero necessarie alla luce delle trasformazioni che stanno interessando le interfacce utenti: pensiamo, ad esempio, al bisogno di integrare tali interfacce con i sistemi di Intelligenza Artificiale.

Al tempo stesso, tuttavia, l’innovazione in questo campo sta spingendo anche verso la semplificazione di tali interfacce, in modo da rendere anche gli operatori meno specializzati in grado di poterle utilizzare.

Altre professioni, inoltre, affronteranno un processo di mutazione per ibridazione, ovvero evolveranno “copiando” un sottoinsieme di competenze dai set propri di altre occupazioni. In generale, sottolinea il rapporto, saranno gli specialisti informatici al centro delle trasformazioni future del mercato del lavoro, perché avranno un ruolo centrale nell’approccio che guiderà l’evoluzione della quarta rivoluzione industriale.

È per questo che tra gli esperti si rinnova continuamente l’appello per ripensare l’intero concetto di formazione professionale, passando dalla visione di aggiornamento “una tantum” alla “formazione continua”. 

Soltanto così, sottolineano gli esperti, si potrà sopperire al mismatch di competenze, alla differenza tra le competenze possedute dalla forza lavoro e quelle ricercate dalle imprese. 

 

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